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sabato 25 maggio 2013

Sulla cultura dei grillini pubblicato il 26 marzo 2013 sul sito web qdnapoli

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 Sarebbe errato denunciare l’assenza di cultura di Grillo e del Movimento 5 Stelle e credere  di poterne in tal modo disinnescare  gli effetti devastanti sul sistema politico italiano: lo fa già Sgarbi che li chiama capre e li  accusa di non sapere nulla delle bellezze dell’Italia. Una strategia completamente improduttiva e nonostante questo trrasversale agli schieramenti politico-ideologici: infatti non  appartiene, come è il caso di Sgarbi, solo alla destra, ma è una tentazione, quella di accusare i grillini di ignoranza, che alberga soprattutto nelle fila  degli elettori del PD che una lunga opera di sistematica distruzione dei classici del pensiero comunista ha abituato a sostituire alle differenze di classe quelle dei gradi di acculturazione, dimenticando che anche quando sia il più bello del mondo il patrimonio culturale è sempre un’ideologia del vincitore o che la cultura dominante coincide in ogni caso con quella della classe dominante.
La cultura di cui vorrei parlare non è quella  che s’impara a scuola e che nei casi migliori indica la compresenza  di vaste conoscenze, soprattutto letterarie e artistiche - scientifiche molto meno - e di un  gusto abbastanza raffinato per poterle da un lato riconoscerle e dall’altro apprezzarle. Più utile mi sembra un’altra nozione di cultura, quella che la lega all’uso di un medium, termine col quale si indicano due cose intrecciate: il supporto di memoria su cui l’umanità di volta in volta iscrive  e conserva le informazioni non genetiche - papiro, carta, stampa, nastro registrato, microchip - e, unito a ‘mass’, il mezzo di comunicazione di massa con cui l’informazione accumulata viene fruita da quell’invenzione moderna che è la folla. Se è vera la formula che il medium è il messaggio, la cultura allora dipende integralmente dal medium di massa che di volta in volta domina nel panorama  delle tecniche atte alla conservazione e trasmissione di tutte le informazioni necessarie alla specie umana per continuare la sua storia.
Rischia la banalità la notazione che la cultura di chi si riconosce nella tradizione del PCI di cui il PD con tutte le varianti resta nel bene e nel male l’unico erede è integralmente determinata dal medium tipografico. La stampa con la sua chiara disposizione delle lettere sulla pagina bianca, con l’obbligo della lettura da sinistra a destra e dall’alto in basso, è stata il più potente fattore di disciplinamento del pensiero  e ha abituato il lettore moderno all’argomentazione razionale, alla disposizione sintattica, alla visione panoramica, al gusto del particolare unito alla comprensione dell’insieme. È la cultura alta, divenuta oggi la semicultura dei ceti medi riflessivi, di cui parlavo prima, la cultura del libro.
Dalla fine dell’ottocento il medium tipografico viene scalzato dall’apparizione dei media elettrici - telegrafo, telefono, radio, cinema e televisione - che ripristinano attraverso l’uso elaborato della tecnologia il primato della trasmissione orale contro la supremazia della scrittura o piuttosto quello della scrittura ideografica o addirittura geroglifica contro  quella tipografica-alfabetica. Venendo a nostri giorni è il trionfo della tv generalista, ossia della sfera del consumo su quella della produzione, del piacere individuale sul bene collettivo, dell’analfabetismo sul possesso del sapere. Nessuna meraviglia che il rappresentante del medium più potente nella fase storica del capitalismo consumistico sia  assurto alla direzione politica della società italiana.
 Come tutti sanno il medium di Grillo è la rete. Per la verità Grillo incarna il passaggio mediale fra la tv generalista di cui fa un uso indiretto e la rete: in gioventù è stato un esponente della prima per poi, dopo un periodo di latenza, ricomparire nella seconda. Un discorso a parte meriterebbe il fatto che proprio a causa dei mass media il comico - e Grillo ha anticipato le Sabine  Guzzanti, i Roberto Benigni, i Maurizio Crozza ecc. - abbia sostituito la vecchia  figura dell’intellettuale di sinistra e quella più recente del giornalista acculturato. Mentre la tv generalista è profondamente individualista, la rete costruisce comunità orizzontali labili e in gran parte fantasmatiche (quelle dei social network) che hanno bisogno per durare di un’identificazione verticale che stia dentro e fuori il medium. Perché questo? Perché la cultura veicolata dal medium della rete - il cui modello è la schermata di Google - ha la forma della colonna continua. L’argomento  cercato e quindi il sapere corrispondente, non si dispone come in un dizionario o un’enciclopedia, né  si articola  come nelle scritture tipografiche in gerarchie sintattiche, ma si presenta come un elenco, anzi nemmeno un elenco che   - si pensi a quello delle donne di don Giovanni - è comunque discreto,  bensì come una grandezza continua senza scansioni, senza interruzioni e senza differenze. Tutto è eguale sulla superficie dello schermo, tutto vi scorre simile a quel fiume  nel quale secondo Eraclito non si può mai essere bagnati due volte dalla stessa acqua. Ma forse quello di Eraclito è un modo immaginifico per dire che l’essere che noi stessi siamo, una volta   che si trovi deprivato di ogni forma,  è sciorda, che l’essere come puro divenire se ne va tutto in merda. La cultura di Grillo e dei 5 stelle, nella misura in cui è la cultura del medium rete preso senza alcuna precauzione, è una diarrea mediatica, un flusso continuo, un blob  che travolge gli individui dissolvendoli. Niente lo ferma eccetto il farmaco: Grillo da questo punto di vista è la medicina che blocca il flusso e   fa diventare tutti stitici. Intravedo all’orizzonte il trionfo del carattere anale: niente sprechi, niente avventure inutili, niente voli pindarici, solo ordine,  pulizia, astinenza, povertà, decrescita felice. La felicità che sognano tutti i dittatori: quella senza desideri.
 

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